domenica 19 aprile 2009

Un successo per il convegno-dibattito "Territori e Legalità"

SANTA MARIA A VICO – Il circolo del Pd i Santa Maria a Vico ha iniziato nel migliore dei modi l'ascolto e la risoluzione dei problemi del paese. La cappella del Chiostro della Basilica di Maria SS Assunta ha visto l'affluenza di tante persone per ascoltare i relatori e partecipare al dibattito che ne è seguito. A dare il via al convegno, moderato da Valentina Crisci, è stato Bruno Vallefuoco, che ha raccontato ai presenti il dramma da lui vissuto con l'uccisione del figlio Alberto a causa di un «errore» nell'individuazione delle reali vittime dell'agguato che a Pomigliano D'Arco, nel 1998, ha tolto la vita a tre giovani innocenti. È seguito l'intervento di Lorenzo Diana che ha spiegato le modalità di funzionamento della camorra, del percorso ch utilizza per insinuarsi nella vita e nelle attività pubbliche e delle misure da adottare per opporsi ad essa. L'intervento di Vito Faenza ha dimostrato come l'informazione sia spesso accondiscendente nei confronti delle organizzazioni criminali e come la trasparenza e la chiarezza siano una efficace arma di opposizione. L'avvocato Giuseppe Stellato, infine, ha spiegato i passaggi e il ruolo della magistratura nell'ambito dei processi ai camorristi. Dopo gli oratori hanno preso la parola persone dal pubblico tra cui il sindaco uscente Adriano Telese, l'ex consigliere di opposizione Ernesto Savinelli, l'ingegnere Michele Senatore. «Il Pd è questo. - conclude il segretario Carmine De Lucia – Chiunque all'interno o vicino al Pd navigherà in aree grigie o, addirittura, oltre la legalità, sarà allontanato, perché non degno di rappresentare le cause o gli interessi di persone per bene».

RIFLESSIONI SUL TEMA DEL CONVEGNO "TERRITORI E LEGALITÀ" DI AGOSTINO MORGILLO

Buona sera a tutti gli intervenuti,
sono Agostino Morgillo, ho 35 anni. Fino a pochi mesi sono stato un lavoratore precario. Sono ormai passati 7 anni da quando ho conseguito una laurea ed un master, ho sperimentato sulla mia pelle molte delle forme contrattuali atipiche che la legge consentiva ai datori di lavoro di poter sfruttare per rendere “flessibili” le rispettive piante organiche e risparmiare qualche euro. Da luglio del 2008 fino a due mesi fa ho tentato, invano, di trovare lavoro qui, nella nostra terra…in Regione Campania. Mi sono ritrovato a sbattere contro un muro di gomma, respinto per i più disparati motivi…per alcuni ero troppo in là con gli anni, per altri troppo specializzato, qualcuno mi ha fatto capire di non gradire la mia militanza politica e sindacale. Mi ritengo comunque un privilegiato, ho avuto una famiglia che mi ha permesso, tra molti sacrifici, di poter studiare. Ho pensato a quanti non hanno potuto fare altrettanto e stanno incontrando difficoltà maggiori rispetto alle mie. Mi sono rimboccato le maniche e, come libero professionista, sto tentando di scommettere di nuovo, investire un’altra volta sulla mia Terra d’origine. In questi anni non ho mai pensato di emigrare per cercare fortuna altrove,e non perché non ne avessi avuto l’opportunità. Bisognava rimanere, qui c’è tanto da fare, troppo da fare. Mi basta una vita dignitosa e finchè posso, voglio dare il mio piccolo contributo per aiutare a creare le condizioni perché tutti noi si possa godere di una vita “normale”, caratterizzata da un:
-un ambiente salubre: in questa regione dove l’ecosistema è stato sistematicamente devastato, depredato, depauperato, violentato in modo spregiudicato e con conseguenze incalcolabili;
-un’istruzione di base per tutti: penso alla forte dispersione scolastica che ancora oggi riguarda migliaia di ragazzi. La scuola è uno dei primi anticorpi contro le camorre. Un filo di paglia da solo non fa nulla ma se intrecci tanti fili fai una corda resistente;
-una casa per tutti: dirit­to alla casa è il diritto alla cit­tà. Diritto alla casa per denunciare il degrado dei quartieri popolari, per rivendicare la vivibilità del territorio urbano. Mi riferisco ai senza tetto di sempre, i terremotati, i coabitanti, gli abitanti dei tuguri, gli sfrattati. Mi riferisco a coloro che non hanno alcuna proprietà e che non possono pagare gli alti fitti del “libero mercato”, ai lavoratori, regolari e non, in cassa integrazione e in disoccupazione, in mobilità o ai lavoratori socialmente utili. Mi riferisco a coloro che sono costretti a vivere nelle grandi periferie dove ci sono solo palazzoni tristi e fatiscenti, e poi nient’altro, a quelli ammassati nei bassi del centro storico, costretti all’umidità ed alla sporcizia, al traffico ed ai rumori;
-un lavoro: svuotare il più possibile quelle sacche di povertà, di disoccupazione in cui vengono deluse le aspirazioni dei giovani senza futuro, i loro bisogni non più procrastinabili. La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, concretizziamo questo principio, oggi ancora troppo astratto nelle nostre terre. La lotta alla criminalità organizzata comincia dal lavoro, dalla dignità delle persone, dal creare le condizioni affinché le persone non debbano essere private della loro libertà e della loro dignità.
-un “sano” funzionamento degli enti pubblici e della politica: penso ad un codice etico per i Comuni, il varo definitivo delle norme anti-infiltrazioni nella macchina burocratica delle istituzioni, alla stazione unica appaltante con l’obiettivo di tutelare, di più e meglio, il sistema produttivo e favorire lo sviluppo economico creando un cordone di sicurezza che riduca la permeabilità e la vulnerabilità degli enti locali e delle imprese di fronte alla minaccia della criminalità organizzata, la revisione delle norme sullo scioglimento dei Comuni per infiltrazioni mafiose. La possibilità di licenziare i dipendenti dell’apparato burocratico, veri e propri uomini cerniera tra le camorre e le amministrazioni. Agli amministratori non solo spetta il compito di difendere e promuovere l’interesse collettivo, ma anche quello di vigilare sui dirigenti. Nelle ultime due legislature un centinaio di parlamentari ha cambiato casacca e a veicolare il consenso sono ormai le singole persone e non i partiti. Dobbiamo rompere questo perverso ed antidemocratico meccanismo, chiedo al partito di non candidare personaggi chiacchierati e compromessi, non rincorriamo a tutti i costi i grandi elettori, fermiamoci un minuto prima di accettare una candidatura, non dobbiamo vincere a tutti i costi, nella falsa convinzione che dopo alcuni personaggi possano essere “gestiti”, isolati. Sarà troppo tardi, ci saremo già compromessi. Iniziamo a chiedere l’antimafia ad ogni potenziale candidato. Ma non basta. Il rapporto camorra-politica riguarda tutti, ci sono le imprese che finanziano le campagne elettorali di candidati improponibili e ci sono i cittadini che barattano il loro voto in cambio di favori. Potremo immaginare un futuro di diritti, solo se saremo in grado di rispettare i doveri;
-dalla memoria: dobbiamo fare me­moria. E’ innanzitutto un dovere di riconoscenza verso chi ha seminato con la propria vita, il proprio sangue una testimonianza che non ci può essere rubata da alcunchè. Le vittime di queste bestie hanno testimoniato e ci hanno passato una torcia perché continui a illumina­re la nostra esistenza. Don Luigi Ciotti nel ricordare, nel ringraziare tutte le vittime delle mafie, amaramente ha commentato: “Tutte queste persone sono morte perché noi non siamo stati abbastanza vivi”. Chi ha perso la vita per la giustizia, le vittime innocenti, in realtà hanno donato la loro esistenza per un idea superiore. Hanno tracciato un percorso che noi abbiamo il compito di seguire e il dovere di non scordare.
-un’informazione “sana”. Ricordiamo tutti l’intervento di Saviano a “Che tempo che fa” sulla nostra stampa provinciale. Grazie all’aiuto di certa stampa si viene isolati, si insinua il dubbio, si viene uccisi due volte. Voglio esprimere la mia solidarietà, in questa occasione, ad un giornalista, un nostro comprovinciale di Pignataro Maggiore, che non ha conquistato la ribalta dei media nazionali ma che comunque ha subito attentati e minacce e rischia la vita per aver scelto di lavorare con la schiena diritta. Enzo Palmesano. Da alcune intercettazioni ambientali emerse che il capocosca locale Vincenzo Lubrano parlava spesso e con rabbia di due giornalisti "che scassavano 'o cazzo": uno era Giancarlo Siani, che la famiglia Nuvoletta-Lubrano aveva già provveduto a far assassinare, e del sopravvissuto, miracolosamente, Enzo Palmesano, eliminato chirurgicamente da una manovra di giornalisti proni, editori compiacenti, politici conniventi e convergenti e boss mafiosi autori di “proposte che non si possono rifiutare”.

Tutto questo senza doversi piegare alle camorre,ai soprusi e senza dover abbandonare le proprie radici. La nostra Terra ha tante potenzialità da poter esprimere. Ognuno di noi deve lavorarci. Voglio trasformare la mia rabbia in qualcosa di positivo. Credo fortemente nel contributo che ognuno di noi può e deve dare perché tutto ciò si realizzi. La parola d'ordine è continuità. Contro la camorra bisogna combattere tutto l' anno, perchè per tutto l'anno agisce la criminalità organizzata. Non dobbiamo girarci dall'altra parte, e non dobbiamo far passare nelle nostre menti un concetto di legalità sostenibile che accetta mediazioni. Non chiediamo solamente allo Stato, dobbiamo essere noi cittadini i primi a fare il nostro dovere, la nostra parte. Se ognuno di noi pensasse solo a coltivare il proprio orticello, si chiudesse tra le quattro mura di casa propria, di che futuro potremo godere, in quale società ci ritroverremo a vivere tra qualche anno?, Quale società consegneremmo a chi verrà dopo di noi? E’ la domanda che mi pongo ogni volta che guardo negli occhi i miei nipotini di nemmeno un anno. Riappropriamoci di questa terra.
E’ giusto chiedere alle istituzioni di fare la loro parte ma solamente se la faremo an­che noi. Siamo tanti, la maggioranza, un popolo e non saranno i camorristi ad avere il sopravvento. Non dobbiamo arrenderci, con l’impegno ce la fare­mo. Tutti insieme.
Viviamo in terre ed in un momento storico-politico, in cui dobbiamo parlare con la massima chiarezza, senza metafore o giri di parole, senza buonismi o pelosi garantismi ad una criminalità organizzata che ha fatto terra bruciata nella società, che ritiene di essere padrona assoluta della vita e della morte, oltre che dell’economia, della dignità, dei diritti. A Santa Maria a Vico solo negli ultimi due mesi si sono registrati attentati dinamitardi a scapito di attività commerciali, minacce e percosse a consiglieri ed assessori comunali, l’incendio di alcuni locali comunali dove erano custodite le telecamere che avrebbero dovuto essere installare per il controllo del paese. Negli ultimi anni una frazione del paese è divenuta una delle piazze di spaccio più importanti della regione, vengono a rifornirsi qui dalle provincie di Caserta e di Benevento e da una parte della provincia di Napoli. Sotto gli occhi di tutti, alla luce del sole. A Cervino, un paese a due chilometri da S. Maria a Vico, l’anno scorso è stato ucciso il primo cittadino. E’ stato rinchiuso in un'auto e legato. Il veicolo è stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme. L'uomo è riuscito ad aprire uno sportello e ad uscire dall'abitacolo, presumibilmente avvolto dalle fiamme. Il cadavere è stato trovato nei pressi dell'auto.
Sono trascorsi 14 mesi e nulla ancora è dato sapere. Tutto questo non è normale, non possiamo assuefarci.
Sfidiamo, allora, chi sull’altare del potere, dei soldi è disposto ad immolare tutto e tutti. Nessun “se” o “ma”, nessuna tolleranza nei confronti di chi ritiene che si possa convivere con la camorra e dunque la capacità di sfidare la camorra, portarla allo scoperto, mostrarla in tutta la sua miserabile essenza, senza alcun folklore o mitologia.
Combattiamo qualsiasi “zona grigia”.Una complicità manifesta, esibita che spesso diventa quasi uno status. A qualcuno mostrarsi complice del camorrista a volte dà forza, glii serve, nella politica negli affari, nel suo ruolo sociale. E’ molto più insidiosa, più pericolosa, più dannosa l’area grigia, quei cento passi fra carnefice e vittima entro i quali trovi anche gli la gente perbene che, però, al momento opportuno, invece di dire sta zitta, invece di fare qualcosa tiene le mani in tasca, invece di guardare in faccia le persone si gira dall’altra parte. La camorra si è nutrita di zona grigia, di un luogo in cui le responsabilità erano di tanti insospettabili che hanno deciso di lasciarsi andare, disarmare, che avrebbero potuto fare, da professionista, da giornalista, da politico, la loro parte.
E’ il limite del nostro tempo: esiste un loro ed un noi che separa e che sottrae anche responsabilità.
Dobbiamo ricostruire dalle fondamenta un’idea del vivere civile affrancato dalla camorra, la pienezza del proprio destino, dei propri diritti, la responsabilità di riappropriarci fino in fondo delle nostre vite. Sarebbe una bella stagione, di grande forza, grande dignità, grande responsabilità, grande fatica perché penso che vivere sotto il tallone della camorra, per alcuni, sia anche più semplice, più comodo. Altri pensano per te, altri a cui hai consegnato la tua vita: alla fine molti si sentono in pace con loro stessi, non hanno bisogno di mettersi in gioco ogni giorno. Il primo giorno di una terra liberata dalla camorra è un giorno in cui ciascuno torna ad essere fino in fondo cittadino e vive la pienezza delle sue responsabilità.
Dobbiamo perseguire la coerenza, la credibilità e soprattutto è importante la continuità delle nostre azioni, scelte e dei nostri impegni, è anche questo il senso di essere qui. Il coraggio, la normalità del bene dovrebbe essere la vera struttura di tutta la nostra società. Solo allora aveva ragione Fava quando affermava: “A che serve essere vivi se non si ha il coraggio di lottare”. Già…il coraggio di lottare, ognuno per la propria piccola parte, per il proprio ruolo, per le proprie competenze. Noi chiediamo alle istituzioni che espletino il loro dovere fino in fondo. Noi dobbiamo divenire una spina, nel senso della proposta, nel fianco delle istituzioni per chiedere ciò che è giusto, e cioè la giustizia sociale, la verità, i diritti. C’è bisogno che i diritti non siano scritti solo sulla carta, non siano solo parole enunciate ma che siano carne, siano vita. C’è bisogno di creare queste condizioni. Ci ricordava il gen. dalla Chiesa: che lo Stato dia come diritto ciò che le organizzazioni criminali danno come favore.
Dobbiamo innanzitutto essere credibili. Dobbiamo essere corresponsabili perché noi possiamo e dobbiamo chiedere alle istituzioni di fare la loro parte ma se noi facciamo innanzitutto la nostra parte fino in fondo con coerenza. Non ci deve essere solo la denuncia, giusta doverosa sempre seria e documentata. Ma deve esserci sempre anche la proposta.
Si pongano in essere delle politiche per le famiglie, si creino le condizioni di un sano protagonismo e una sana partecipazione. Chiedo alla nostra società un aiuto concreto, ci aiuti a vivere il passaggio dal sogno al progetto, dall’apprendimento al senso di responsabilità.
La Costituzione è il testo fondamentale che ci insegna le regole dell’essere cittadino e che nessuno tocchi quella prima parte della Costituzione italiana, nessuno la tocchi, è la nostra Costituzione, dobbiamo fare in modo che diventi sempre di più cultura e costume e soprattutto qualcuno non confonda la giustizia con la legalità. La giustizia è la realizzazione effettiva dell’uguaglianza dei diritti e le opportunità dei doveri per le persone. Il concetto di legalità è fin troppo abusato, sono troppi quelli che lo piegano a facili strumentalizzazioni e per legittimare misure e provvedimenti che vanno in direzione contraria a quella della giustizia sociale. Nel nome della legalità c’è chi la calpesta tutti i giorni. Allora aiutiamoci in modo propositivo a distinguere le buone leggi, quelle che promuovono i diritti di tutti i cittadini da quelle cattive fatte nell’interessi di pochi o incapaci di trovare il giusto equilibrio tra sanzione ed esclusione, tra penale e sociale.
Permettetemi un ultimo pensiero. Se, per un attimo, pensiamo che chi è stato ucciso sia un eroe forniamo a noi stessi un alibi, l’alibi per non fare niente, ciascuno di noi non deve essere chiamato a fare l’eroe, ma a essere un consapevole cittadino. Non dobbiamo mai abbassare mai la guardia, non lasciarsi ingannare da quanti vogliono farci credere che ci si possa sentire immuni dal cancro delle illegalità. Il rischio è che in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo, di disuguaglianze sociali che alimentano le mafie e le camorre rischiamo tutti di diventare “portatori sani” di camorra. Non chiedo a tutti voi di essere eroi ma di essere “cittadini attenti”, ognuno col proprio impegno civile e nel proprio ruolo.
Falcone amava ripetere “Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”.

venerdì 17 aprile 2009

Territori e Legalità


Quando la crescita civile e democratica di una città viene intaccata dai personalismi e le barbarie di pochi...

Moderatore:

VALENTINA CRISCI - Direzione regionale PD

Relatori:

BRUNO VALLEFUOCO - Vittime della Camorra
DON TONINO PALMESE - Impegno dei Giovani contro le Mafie
VITO FAENZA - Informazione e Camorra
LORENZO DIANA - Camorra e Politica
GIUSEPPE STELLATO - Processi Penali

Sabato 18 aprile alle ore 18,00
presso la Cappella del Chiostro - Basilica Maria SS Assunta -
Piazza Aragona - Santa Maria a Vico (Ce)

YouDem

Yes, We Can - Barack Obama